Anno 2025 ::: Cycle of 9 times 9


Behind the scene (of Maya)
About 2025

The End Number Cycle Of 9 times 9 Is 2025 in Jewish Gematria equals:
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The End Number Cycle Of 9times9 Is 2025 in English Gematria equals: 
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The End Number Cycle Of 9times9 Is 2025 in Simple Gematria equals: 
292:t20h8e50e5n14d40n14u21m13b2e5r180c3y25c3l12e50o15f6090t20i9m13e5s19900i9s19020002050


AUM SVAHA! VIENI O POTENTE!

Perché il riferimento all’anno 2025, quale importanza riveste questa data? L’invocazione “Vieni o Potente”, a chi è riferita?

Il Maestro D.K. tramite A.A. Bailey riferisce che nel periodo 1943-6 Cristo davanti alla Gerarchia spirituale, prese la decisione che sarebbe tornato all’umanità in forma fisica intorno al 2025. Le ultime parole del Cristo agli apostoli furono: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età (o ciclo) presente”. (Matteo, 28, 20). 

La parola significativa è “fine”. Il vocabolo usato è il greco “sun-teleia” che indica la fine di un periodo, dopo il quale ne inizia immediatamente un altro (dunque la fine di un ciclo). L’ultima fine è indicata con la parola greca télos. In Matteo (24, 6) “ma la fine non è ancora”, è usata la parola télos, per significare “non si è ancora giunti alla fine del primo periodo”. Il grande momento che il Cristo ha così pazientemente atteso è giunto. 

I Cristiani aspettano l’imminente ritorno del Cristo, gli ebrei aspettano il Messia; gli Indù attendono il ritorno di Krishna; i Buddisti aspettano l’avvento di Maitreya Buddha; i Musulmani aspettano l’Imam Mahdi. I nomi possono variare ma tutti indicano lo stesso Essere: l’Istruttore del Mondo.Il Bodhisattva Maitreya fu annunciato al mondo come il prossimo Buddha dallo stesso Gautama. 

La principale differenza fra il Buddismo Mahayana e Hinayana è che il primo, oltre a Gautama Buddha, riconosce anche la Gerarchia di Luce. I seguaci dell’Hinayana non riconoscono nessuna Gerarchia tranne che il Buddha Gautama e il suo successore, il Bodhisattva Maitreya. Ecco perché anche l’Hinayana riconosce solo questo Bodhisattva.

Un sutra molto tardo, il “Sutra della Grande Raccolta” (cin. Ta-chi Ching; giap. Daijikkyo), tradotto da Dharmaraksha (385-433), predice dettagliatamente la nascita, lo sviluppo ed il declino del Buddismo nei cinque periodi di cinquecento anni successivi alla morte di Sakyamuni. 

La nostra mente ::: una sentinella sonnolenta

The Reincarnating Soul from Sahaj on Vimeo.

La reincarnazione dell’anima
(The Reincarnating Soul, Arya, Dicembre 1915) – Sri Aurobindo


Il pensiero umano, per la maggior parte degli uomini, non è altro che una rozza e cruda accettazione acritica di idee. La nostra mente è una sentinella sonnolenta e poco attenta che permette il passaggio a qualunque cosa sembri formulata decentemente o che abbia un’apparenza plausibile o che borbotti qualcosa che abbia un’apparenza di familiarità. Ed è specialmente così nelle questioni sottili che si allontanano dai fatti concreti della nostra vita e del nostro ambiente fisico. Persino uomini che ragionano con attenzione e acutamente di cose ordinarie e che considerano la vigilanza rispetto agli errori come un dovere pratico o intellettuale, si accontentano di sciocchezze inconsistenti quando si ritrovano su un terreno più alto e più difficile.

Laddove la precisione ed il pensiero sottile sono più necessari, proprio lì essi sono più impazienti e non si dedicano al faticoso lavoro richiesto. Gli uomini riescono a padroneggiare un pensiero sottile a proposito di cose palpabili, ma pensare in modo sottile di cose sottili è uno sforzo troppo grande per il nostro rozzo intelletto; così ci accontentiamo di un superficiale colpo di pennello, proprio come il pittore che scaglia il suo pennello contro la tela perché non riesce ad ottenere l’effetto desiderato.

Scambiamo lo scarabocchio che ne risulta per la forma perfetta di una verità. Non sorprende quindi che gli uomini si accontentino di pensare rozzamente a proposito di una questione come la rinascita. Quelli che l’accettano la prendono così come gli viene proposta, come una teoria nuda e cruda o un dogma. L’anima rinasce in un nuovo corpo – questa asserzione vaga e quasi priva di significato è per loro sufficiente. Ma che cos’è l’anima ? E che cosa significa rinascita di un’anima? Bene, significa reincarnazione; l’anima, qualunque cosa essa sia, è venuta fuori da una struttura corporea e rientra in un’altra. Sembra semplice – lasciateci dire. 

Come il Djinn del racconto arabo che viene fuori dalla lampada e poi ci rientra o forse come il cuscino viene fuori da una fodera e infilato in un’altra. Oppure l’anima si forma da se stessa un corpo già nel grembo della madre e poi lo occupa; o ancora si spoglia da un abito di carne e ne indossa un altro. Ma che cos’è questa cosa che “lascia” un corpo ed “entra” in un altro? _ un altro, un corpo psichico e una forma sottile che entra in una forma corporea grossolana, forse il Purusha dell’immagine antica, non più grande di un pollice, oppure è qualcosa senza forma in sé, impalpabile, che si incarna nel senso di diventare o prendere una forma palpabile di carne ed ossa percepibile ai sensi?

Nella concezione ordinaria comune non si parla di nascita dell’anima, ma soltanto di nascita di un nuovo corpo occupato da una vecchia personalità, che non è cambiata dal momento in cui ha lasciato la sua forma fisica ora disaggregata.

John Robinson che è venuto fuori da quella forma corporea che una volta occupava, è John Robinson che domani o fra alcuni secoli si reincarnerà in un altro corpo e riprenderà il ciclo delle sue esperienze terrene sotto altro nome e in un altro luogo

Achille rinasce come Alessandro figlio di Filippo il Macedone, vincitore non di Ettore ma di Dario, in un ambito più vasto con destini più grandi, ma è sempre Achille, la stessa personalità che è rinata, solo che sono diverse le circostanze fisiche.

Questo sopravvivere della stessa personalità che attrae oggi la mente europea nella teoria della reincarnazione . Poiché è difficile per chi è innamorato della vita accettare l’idea dell’estinzione o dissoluzione della personalità, di questo composto fisico, nervoso e mentale che chiamiamo me stesso.

Ed è la promessa della sua sopravvivenza e della sua ricomparsa fisica ciò che maggiormente attrae.

L’ostacolo che si frappone all’accettazione di questo è l’ovvia non sopravvivenza del ricordo. La memoria è l’uomo, dice la psicologia moderna, e a cosa serve che la mia personalità sopravviva se non ricordo il mio passato, se non sono consapevole di essere la stessa persona ancora e sempre? Qual è il senso? Dove sta la felicità? Gli antichi pensatori indiani, non sto parlando della credenza popolare piuttosto rozza e non rifletteva affatto su questo, ma gli antichi pensatori buddisti e vedantici consideravano la cosa da un punto di vista molto differente.

Essi non erano attaccati alla sopravvivenza della personalità, non davano a questa sopravvivenza l’alto nome di immortalità; capivano che essendo la personalità ciò che è, un composto che cambia di continuo, la sopravvivenza di una personalità identica era un non senso, una contraddizione in termini.

Essi percepivano invero che c’è una continuità e cercarono di scoprire che cosa determini questa continuità e se il senso di identità che ne fa parte sia un’illusione o la rappresentazione di un fatto, di una verità reale; e se è così, quale fosse questa verità. I Buddisti negarono ogni identità reale. Non c’è, essi dissero, nessun sé, nessuna persona, ma semplicemente un continuo fluire di energia in azione che è come il fluire continuo di un fiume o il continuo bruciare di una fiamma. Questa continuità che crea nella mente un falso senso d’identità. 

Io non sono adesso la stessa persona che ero un anno fa, e neanche la stessa persona che ero un momento fa, non più di quanto l’acqua che scorre laggiù sia la stessa acqua che scorreva pochi secondi fa; è il persistere del flusso nello stesso canale che preserva la falsa apparenza di identità. Ovviamente quindi non c’è nessuna anima che si reincarni, ma soltanto un karma che persiste fluendo continuamente in un canale apparentemente ininterrotto.

Il Karma che si reincarna; il karma crea la forma di una mente che cambia costantemente e i corpi fisici, che sono, possiamo presumere, il risultato di quel cangiante composto di idee e sensazioni che chiamiamo me stesso.

L’identico “Io” non c’è, non c’è mai stato né mai ci sarà. Praticamente, fino a quando persiste l’errore della personalità, questo non fa molta differenza e io posso dire, nel linguaggio dell’ignoranza, che sono rinato in un nuovo corpo; praticamente devo procedere sulla base di quell’errore. Ma c’è un punto importante che si è compreso: che è tutto un errore e un errore che può cessare; il composto si può disaggregare per sempre senza riformarsi di nuovo, la fiamma può spegnersi, il canale che si denominava fiume può essere distrutto. Allora c’è il non–essere, c’è la cessazione, la liberazione dell’errore da se stesso.

Il Vedantino arriva ad una conclusione diversa: egli ammette un’identità, un sé, una persistente realtà immutabile – ma che è diversa dalla mia personalità, diversa dal composto che chiamo me stesso. Nella Katha Upanishad il problema è posto in modo molto istruttivo, quasi opposto all’argomento che stiamo trattando. 

Nachiketas, mandato da suo padre nel mondo della Morte, così chiede a Yama, il Signore di quel mondo: Dell’uomo che è andato avanti, che è trapassato, alcuni dicono che egli è, altri che “egli non è”; chi ha ragione? Qual è la verità del grande passaggio? Questa è la forma della domanda e a prima vista sembra che sollevi semplicemente il problema dell’immortalità nel senso europeo della parola, il sopravvivere dell’identica personalità.

Ma questo non è quello che Nachiketas chiede. Egli ha già preso, come il secondo dei tre doni che gli sono stati offerti da Yama, la conoscenza della Fiamma sacra per mezzo della quale l’uomo vince la fame e la sete, si lascia dietro il dolore e la paura e dimora nel paradiso eternamente felice.

L’immortalità in quel senso egli la ritiene già garantita, poiché già sta in quel mondo ulteriore. La conoscenza che egli chiede comporta il problema più profondo, più sottile, del quale Yama afferma che persino gli dei ne discutono da molto, e che non è facile da conoscere, perché la sua legge è sottile; sopravvive qualcosa che sembra essere la stessa persona, che discende nell’inferno, che sale al cielo, che ritorna sulla terra in un nuovo corpo, ma è davvero la stessa persona che sopravvive in questo modo?

Possiamo dire davvero dell’uomo “Egli è ancora”, o dobbiamo piuttosto dire “Egli non è più”? Anche Yama nelle sue risposte non parla della sopravvivenza alla morte, e concede soltanto uno o due versi alla nuda descrizione della costante rinascita che tutti i pensatori seri ammettevano come una verità universalmente riconosciuta.

Ciò di cui parla è il Sé, l’Uomo reale, il Signore di tutte queste apparenze cangianti; senza la conoscenza di quel Sé la sopravvivenza della personalità non è una vita immortale ma un costante passare dalla morte alla morte; soltanto colui che va oltre la personalità sino alla vera Persona diventa immortale. Fino ad allora sembra che l’uomo nasca di nuovo e ancora per mezzo della forza della sua conoscenza e delle opere, il nome succede al nome, la forma alla forma, ma non c’è immortalità.

Questa dunque è la domanda posta, alla quale Buddisti e Vedantini rispondono in modo così differente. C’è un costante riformarsi di personalità in nuovi corpi, ma questa personalità è una creazione mutevole di una forza al lavoro che si spinge in avanti nel tempo e non è mai, neppure per un momento, la stessa; e il senso dell’ego, che fa sì che noi ci attacchiamo alla vita del corpo, e crediamo facilmente che questa sia la stessa idea e forma, che questo John Robinson, rinato come Sidi Hossain, è una creazione della mente.

Achille non è rinato come Alessandro, ma il flusso di forza nelle sue opere che ha creato la costante mutevolezza del corpo e della mente di Achille ha continuato a fluire e ha creato la costante mutevolezza del corpo e della mente di Alessandro. Tuttavia, dice l’antico Vedanta, c’è qualcosa al di là di questa forza in azione, il Maestro di essa, uno che fa sì che essa crei per lui nuovi nomi e forme: questo è il Sé, il Purusha, l’Uomo, la Vera Persona. Il senso dell’ego è soltanto la sua immagine distorta riflessa nel fluire continuo della mente corporea.

Allora è il Sé che s’incarna e si reincarna? Ma il Sé è imperituro, immutabile, non nasce e non muore. Il Sé non è nato e non esiste nel corpo; piuttosto è il corpo che è nato ed esiste nel Sé. Perché il Sé è uno dappertutto – in tutti i corpi, noi diciamo, ma in realtà non è confinato e parcellizzato in corpi diversi, tranne che, come l’etere che tutto costituisce, sembra prendere forma in oggetti diversi e in un certo senso in essi si ritrova. 

Piuttosto, tutti questi corpi sono nel Sé, ma anche questo è una immaginazione della concezione spaziale, e in definitiva questi corpi sono soltanto simboli e figure di se stesso, creati da esso nella sua propria Coscienza. Persino ciò che noi chiamiamo l’anima individuale è più grande del suo corpo e non meno, più sottile di esso e di conseguenza non limitata dalla sua grossolanità.

Al momento della morte non abbandona la sua forma, ma se ne spoglia, così che una grande Anima che fa la sua dipartita può dire di questa morte, con una frase vigorosa, “ho sputato via il corpo”. Che cosa è dunque ciò che percepiamo come l’abitante della struttura fisica? Che cosa è ciò che l’anima si porta via dal corpo quando getta via questo involucro fisico che avvolgeva non essa, ma una parte dei suoi componenti? Che cos’è quello la cui dipartita produce questo strappo violento, questa lotta veloce e il dolore della partenza, creando questo senso di violento divorzio? La risposta non ci aiuta molto.

L’involucro sottile o psichico che è legato al fisico dalle corde del cuore, dalle corde della energia di vita, dall’energia nervosa che è stata intessuta in ogni fibra fisica. Questo che il Signore del corpo si porta via e lo strappo violento o il rapido o lento allentarsi delle corde della vita, la fuoruscita della forza di connessione, è questo che costituisce il dolore della morte e la sua difficoltà.

Cambiamo dunque la forma della domanda e chiediamoci piuttosto cos’è che riflette e accetta la personalità mutevole, poiché il Sé è immutabile? Noi abbiamo infatti un Sé immutabile, una Persona reale, Signore di questa personalità che cambia sempre, che, di nuovo, prende corpi che cambiano sempre; ma il Sé reale si conosce sempre al di sopra del mutamento, lo osserva e ne gioisce, ma non è coinvolto in esso. 

Per mezzo di che cosa esso gode dei cambiamenti e li avverte come suoi, anche se sa di non esserne toccato? La mente e il senso dell’ego sono soltanto strumenti inferiori, deve esserci quindi una qualche più essenziale forma di se stesso che l’Uomo Reale mette avanti, mette di fronte a sé, per così dire, e dietro ai cambiamenti, per sostenerli e rispecchiarli senza essere in realtà cambiato da essi.

Questa forma più essenziale è, o sembra essere nell’uomo, l’essere mentale o la persona mentale di cui parlano le Upanishad come del leader mentale della vita e del corpo (manomayah prana–sharira–neta). Questo che sostiene il senso dell’ego come una funzione nella mente e ci permette di avere la ferma percezione di una identità continua nel Tempo come opposta all’identità senza tempo del Sé..

La personalità che cambia non è questa persona mentale, è un insieme di materiali diversi della Natura, una formazione di Prakrti, e non è per niente il Purusha. Ed è un composto molto complesso, con molti strati: c’è uno strato fisico, uno strato nervoso, uno strato mentale, persino uno strato finale di personalità sopra–mentale; e all’interno di questi stessi strati ci sono strati dentro ognuno di essi. L’analisi degli strati successivi della terra è una faccenda semplice. Se paragonata all’analisi di questa creazione meravigliosa che chiamiamo la personalità.

L’essere mentale, nel riprendere la vita corporea, forma una nuova personalità per la sua nuova esistenza terrestre; prende dalla materia comune materiale inorganico e organico, materiale mentale del mondo fisico e durante la vita terrestre assorbe costantemente materiale fresco, getta via ciò che è usato, cambiando i suoi tessuti fisici, nervosi e mentali. 

Ma tutto questo è lavorio di superficie; dietro di esso c’è il retroterra dell’esperienza passata, che viene tenuto dietro la memoria fisica, affinché la consapevolezza superficiale non sia turbata e non ci siano interferenze con il fardello consapevole del passato, ma ci si possa concentrare sul lavoro attuale. Tuttavia questo retroterra di passata esperienza è il nocciolo della personalità e più di questo. Il nostro vero tesoro, al quale possiamo far ricorso anche a prescindere dal nostro superficiale rapporto con ciò che ci circonda. 

Questo rapporto si aggiunge alle nostre conquiste, modifica il retroterra in vista di un’esperienza successiva.

Inoltre tutto questo è di nuovo superficie, è soltanto una piccola parte di noi stessi che vive e agisce nelle energie della nostra esistenza terrena. Come dietro l’universo fisico ci sono dei mondi dei quali il nostro è soltanto un risultato ultimo, così anche dentro di noi ci sono mondi della nostra autoesistenza che proietta questa forma esterna del nostro essere. Il subcosciente, il sovracosciente sono oceani dai quali e verso i quali scorre questo fiume. 

Di conseguenza parlare di noi stessi come di un’anima che si reincarna è dare un’apparenza troppo semplice al miracolo della nostra esistenza; è un tradurre in una formula troppo grossolana la magia del Mago supremo. Non c’è una definita entità psichica che prenda un involucro di carne, c’è una metempsicosi, un riprendere l’anima, un rinascere di una nuova personalità psichica così come c’è la nascita di un nuovo corpo.

E dietro di questo c’è la Persona, l’entità che non cambia, il Signore che manipola questo materiale complesso, l’Artefice di questo meraviglioso artificio.

Questo è il punto di partenza dal quale dobbiamo procedere nel considerare il problema della rinascita. Considerarci come questa o quell’altra personalità che prende un nuovo involucro di carne è restare impigliati nell’ignoranza, confermare l’errore della mente materiale e dei sensi. 

Il corpo è un’opportunità, la personalità è una formazione costante del cui sviluppo l’azione e l’esperienza costituiscono gli strumenti, ma il Sé tramite il volere del quale per la delizia del quale tutto questo avviene è diverso dal corpo, diverso dall’azione e dall’esperienza, diverso dalla personalità che essi sviluppano. Ignorarlo è ignorare l’intero segreto del nostro essere.

Siate prudenti quando usate i pensieri

The power of thought from Sahaj on Vimeo.

La potenza del pensiero  
Sri Swami Sivananda Sarasvati Maharaj 

Siate prudenti quando usate i pensieri. Tutto ciò che avete trasmesso con la vostra mente, vi ritorna invariabilmente.

 Ogni pensiero pensato è paragonabile ad un "boomerang". Se odiate qualcuno, sarete contraccambiati con lo stesso odio, se amate sarete ricompensati con lo stesso amore.

Un pensiero cattivo è tre volte maledetto. Innanzitutto danneggia colui che l'ha emesso, colpendo il suo corpo mentale. Poi danneggia la persona a cui è indirizzato. Infine danneggia l'intera umanità, corrompendo tutta l'atmosfera mentale dell'universo. 
 
Ogni pensiero maligno è come una spada di Damocle che sovrasta voi e la persona,verso la quale è diretto. Se avete pensieri di odio, siete veramente un criminale, perché siete l'assassino dell'uomo, per il quale nutrite pensieri di odio. E siete anche un suicida, perché tali pensieri ritornano verso voi stessi, colpendovi mortalmente.

Una mente, occupata da pensieri cattivi, attira altri pensieri cattivi; e pertanto il suo stato peggiora e il suo male originario si accresce sempre di più. I pensieri malvagi lanciati nell'atmosfera mentale avvelenano le menti recettive.

Soffermarsi su un pensiero cattivo, significa diminuire gradualmente la sua repulsione ed essere costretti a trasformarlo nell'azione, che esso già contiene.


La potenza del pensiero, Cap.I,XII (Ital.)

Swami Sivananda è stato un grande luminare della scienza yogica, un Avatar impegnato in un'intensissima attività nel campo dello spirito. Nacque in Pattamadai, nel sud dell'India, da nobili e ricchi genitori il giorno 8 settembre 1877 alle sei del mattino. Fin dalla sua adolescenza si distinse per la sua viva intelligenza e per il suo fermo carattere. I suoi genitori pensarono di avviarlo agli studi di medicina. Si laureò nell'Università di Tanjore, dove tutti lo apprezzarono e amarono per la sua costanza e dedizione nell'operare.

Finiti brillantemente gli studi, nell'anno 1907 iniziò la sua attività pubblicando il periodico "Ambrosia" con l'intento di diffondere l'igiene e la salute. Si prodigò in vari ospedali, riscuotendo la fiducia e l'ammirazione di tutti, pazienti e collaboratori.

Curava i malati e istruiva i poveri con grande amore. Divenne membro dell'Istituto Reale per la Salute Pubblica, degli istituti Reali Sanitari e della Società Asiatica Reale. Ma a poco a poco stava avvenendo in Lui un profondo cambiamento interiore.

Egli sentiva vivamente la necessità di vivere secondo la verità dello Yoga. Le sofferenze umane e la corruzione della società materialistica maturarono in Lui una grande decisione.

Abbandonò le ricchezze; abbandonò la posizione sociale e gli alti incarichi che svolgeva presso la società malese, per vivere con i poveri e con gli Yogi. Nell'anno 1923 si recò in pellegrinaggio a Benares, Pooma, Nasik, percorrendo a piedi oltre mille chilometri. L'anno dopo entrò a far parte dell'ordine dei Sanyasi a Rishikesh. Inizia in questo momento un lungo periodo di ascetismo e mantiene il capo rasato in segno di rinunzia.

Era un uomo attivissimo. Nel 1934 iniziò la fondazione di molte opere filantropiche, tra le quali: "The Divine Life Society" una grande organizzazione per diffondere lo Yoga; la "Yoga Vedanta Forest Academy", nata per formare insegnanti specializzati nei vari rami dello Yoga; un museo di Yoga, un lebbrosario, una farmacopea ayurvedica, il Vischvanath Mandir, tempio cosmico per tutte le religioni.

Egli passava notti intere in profonda meditazione. Era dotato di vari poteri occulti come la telepatia, la preveggenza, le guarigioni e le apparizioni a distanza, operava materializzazioni, bilocazioni. Abbandonò il suo corpo fisico il 18 luglio 1963. Molte sedi della sua "Divine Life Society" si diffusero rapidamente in tutto il mondo.

Il Maestro ha voluto lasciare a tutti in eredità i suoi nobili insegnamenti, che oggi si diffondono sempre più nel mondo. Questo libro racchiude in se stesso un tesoro di eccezionale valore, che contribuirà a trasformare la vita del lettore. Sostenuto dal suo infinito amore per l'umanità, Sivananda profuse tutte le sue inesauribili energie al servizio degli uomini, scrivendo 300 libri su una ricca varietà di temi.

Cap.I: fisica e filosofia del pensiero

1. Il pensiero è più veloce della luce
 
Mentre la luce viaggia a velocità di trecentomila chilometri al secondo, ilpensiero, praticamente, raggiunge istantaneamente infinite lontananze. Il pensiero è impercettibile, impalpabile, invisibile; è più sottile dell'etere, ilmezzo dell'elettricità. Difatti, pur stando tranquillamente nella vostra casa, per mezzo di un sintonizzatore, potete ascoltare un cantante che canta in una lontana stazione radio. Tutti i messaggi lanciati nello spazio viaggiano tramite le onde e vengono ricevuti mediante un apparecchio radio.

Anche la vostra mente è simile ad un apparecchio radio, ma più perfetta. Un santo che ha conquistato la pace, l'equilibrio e l'armonia, continuamente invia nell'universo pensieri e onde spirituali di armonia e di pace che, propagandosi in ogni direzione, raggiungono tutti i luoghi e penetrano nella mente delle persone, nelle quali provocano altri pensieri di armonia e di pace.

Quando un uomo ha la mente colma di gelosia, di sentimenti di vendetta e di odio, invia sempre pensieri discordanti, che raggiungono la mente di migliaia di persone e provocano in queste altrettanti pensieri di odio, di gelosia e di discordia.

2. Il mezzo attraverso il quale viaggiano i pensieri

Se gettiamo un sasso in uno stagno, esso provoca una successione di onde concentriche che si dipartono in ogni direzione, iniziando dal punto di caduta del sasso stesso. Similmente la luce di una candela spande le sue onde luminose nell'etere, propagandosi in ogni senso. Accade la stessa cosa quando un pensiero, sia esso buono o cattivo, sottile o grossolano, nasce nella mente di una persona.

Essa provoca delle vibrazioni nel Manas, la mente dell'individuo, che lo diffonde dappertutto. quale potrebbe essere il mezzo con il quale i pensieri possono essere trasmessi dovunque? La spiegazione è semplice: il Manas, la sostanza mentale, riempie tutto lo spazio che lo circonda e funge da veicolo per i pensieri, così come il prana è il veicolo per le sensazioni, come l'etere è il tramite del calore, della luce e dell'elettricità e come l'aria è il mezzo del suono.

3. L'etere nello spazio registra i pensieri

Potete muovere il mondo con la forza del pensiero. Esso ha una grande potenza. Può venire trasmesso da un uomo all'altro. I forti pensieri degli uomini saggi e dei Rishi (illuminati) sono tuttora registrati nell'Akasha, l'Etere Universale che pervade lo spazio. Gli Yogi, dotati di chiaroveggenza, sono in grado di percepire quelle immagini e quei pensieri e possono leggerli facilmente. Siete circondati da un oceano di pensieri, vi galleggiate letteralmente, assorbendone alcuni e rifiutandone altri. Ognuno possiede il suo proprio mondo di pensieri.

4. I pensieri sono cose viventi

I pensieri sono principi viventi, tenaci e solidi come la pietra. Noi possiamo cessare di esistere, ma i nostri pensieri non moriranno mai. Ogni cambiamento di pensiero, è sempre accompagnato dalle vibrazioni della sua sostanza mentale. Il pensiero, come forza, ha bisogno di una speciale materia sottile per esistere e per manifestarsi. Quanto più forte è il pensiero, tanto più precoce è la sua fruttificazione. Il pensiero deve essere focalizzato verso un determinato scopo con la stessa intensità con cui viene impresso e diretto. In tal modo il suo effetto sarà pari all'intenzione iniziale.

5. I pensieri sono forze più sottili


Il pensiero è una forza sottile, impercettibile, che trae la sua fonte maggiore di vita dall'alimentazione. Consultando i Chandogya Upanisad - e precisamente i dialoghi tra Uddalaka e Svetaketu - si potrà capire bene questo aspetto. Se il cibo con il quale ci alimentiamo è puro, anche il nostro pensiero diverrà ben presto puro. Chi ha pensieri puri, si esprime sempre con molta forza e con il suo linguaggio produce un'enorme impressione su coloro ai quali si rivolge con la parola. Egli influenza migliaia di persone tramite i suoi puri pensieri. Un pensiero puro è più tagliente della lama di un rasoio. Perciò nutrite sempre pensieri puri e sublimi. La disciplina del pensiero è una scienza esatta.

6. I pensieri sono messaggi radioChi nutre pensieri di odio, di gelosia, di vendetta e di malizia è in verità una persona molto pericolosa, perché provoca un senso di inquietudine e di cattiva volontà tra gli uomini. I pensieri sono come dei messaggi radio lanciati nell'etere e destinati ad essere ricevuti da coloro che si dispongono a captare tali frequenze di vibrazioni. Mentre coloro che nutrono pensieri sublimi e di devozione aiutano gli altri, sia nel caso che siano vicini, sia che si trovino
lontani.

7. I pensieri hanno una forza straordinaria

Il pensiero dispone di un'immensa potenza. Esso può curare le malattie e può trasformare la mentalità ed il carattere di chiunque. Il pensiero può fare qualsiasi cosa, può operare meraviglie, fare miracoli e viaggiare a velocità inimmaginabile. Esso è una forza dinamica prodotta dalle vibrazioni del Prana psichico sulla materia cerebrale; è una forza come la gravitazione, la coesione e la repulsione.

8. Le onde-pensiero e la loro propagazione

Dopo tutto che cos'è questo mondo? Non è altro che la materializzazione delle forme di pensiero di Hiranyagarbha, ovvero dell'Assoluto. Come esistono scientificamente le onde di calore, di luce e di elettricità, così esistono le onde di pensiero. Ciascuno di noi, anche se inconsciamente, con un'intensità più o meno grande, ha avuto esperienze della potenza del pensiero in varia misura. Grandi Yogi, come Jnanadev, Bhartrihari e Patanjali, erano soliti inviare e ricevere messaggi di persone lontane, tramite il potere telepatico della mente e la trasmissione del pensiero.

La telepatia è stata il primo mezzo radio, telegrafico e telefonico che sia mai esistito al mondo. Come quello che esegue esercizi fisici o pratica discipline sportive per mantenersi in perfetta forma fisica, così dobbiamo mantenere la salute e l'efficienza mentale, irradiando adeguate sottili onde-pensiero, prendendo il nutrimento Sattvico e favorendo il rinvigorimento mentale che trasmuta in meglio lo stato d'animo. Il rilassamento della mente si ottiene, mantenendo pensieri buoni, nobili e sublimi e coltivando l'abitudine alla gaiezza ed alla gioia.

9. Meraviglie delle vibrazioni del pensiero

Ogni pensiero che emanate è una vibrazione imperitura che oscilla all'unisono con ogni particella dell'universo, e se i vostri pensieri sono nobili, santi e vigorosi, faranno vibrare ogni mente che sia in armonia con loro. Inconsciamente tutte le persone che sono simili a voi captano il pensiero che avete proiettato e, a seconda delle capacità di cui sono dotate, ritrasmettono pensieri analoghi. Ne consegue che, senza rendervi conto delle conseguenze della vostra azione, mettete in movimento enormi forze che in armoniosa unione eliminano tutti i pensieri gretti e mediocri, emessi dalle persone egoiste e cattive.

10. Diversità delle vibrazioni del pensiero

Ogni uomo è dotato di un suo mondo mentale, di un suo modo di pensare, di un suo modo di capire le cose e di un suo modo di agire. Come il volto e la voce di un uomo sono dissimili da quelli di un altro uomo, altrettanto dissimile è il loro modo di pensare e di intendere. Questa differenza provoca spesso l'incomprensione anche tra amici. 

Non siamo sempre in grado di comprendere con esattezza i punti di vista degli altri per cui sorgono, talvolta in pochi minuti, disaccordi, rotture e litigi anche tra veri amici. In questo caso l'amicizia non può durare a lungo. Per ottenere la comprensione reciproca, dovremmo essere in armonia con le vibrazioni mentali o di pensiero degli altri. Solo questa è una garanzia di successo certo. I pensieri di lussuria, di odio, di gelosia e di egoismo producono nella mente immagini distorte che provocano l'offuscamento della comprensione, la perversione dell'intelletto, la perdita della memoria e la confusione mentale.

11. Conservazione delle energie mentali

In fisica esiste il termine "potere di orientamento". Nonostante la presenza di molta energia non si forma un passaggio di corrente. Bisogna quindi collegarla ad un magnete per ottenere che la corrente passi per mezzo del potere di orientamento. Similmente l'energia mentale che viene dispersa ed erroneamente rivolta ai diversi inutili pensieri mondani, dovrebbe essere indirizzata verso i giusti canali spirituali. Non immagazzinate nel cervello inutili informazioni. Imparate a mantenere libera la mente e disimparate tutto ciò che per voi è inutile. Soltanto allora potrete colmare la vostra mente di pensieri divini, conquistando una nuova energia mentale, costituita da tutti i raggi mentali dispersi, che nuovamente sono raccolti.

12. La teoria delle cellule e dei pensieri

Una cellula è formata da una massa di protoplasma e nucleo ed è dotata di una certa intelligenza. Alcune cellule secernono determinate sostanze. Altre invece eliminano le sostanze di rifiuto. Per esempio, le cellule dei testicoli secernano lo sperma; le cellule dei reni espellono l'urina. Alcune delle cellule servono per proteggere e difendere il corpo dalle irruzioni o dagli attacchi di sostanze estranee dannose e di germi patogeni. Esse li neutralizzano e li eliminano. Altre cellule invece trasportano alimenti ai tessuti ed agli organi. Le cellule compiono tutte le loro attività senza il minimo atto di volontà cosciente.

Le loro attività sono controllate dal sistema nervoso simpatico e sono in diretta connessione con il cervello. Ogni impulso della mente ed ogni pensiero, vengono inviati alle cellule, che ne sono grandemente influenzate. Esse agiscono secondo i vari condizionamenti o stati mentali. Gli stati di confusione, di depressione, di agitazione, di basse emozioni ed altri pensieri sfavorevoli vengono trasmessi ad ogni cellula del corpo tramite i nervi. Le cellule di difesa sono perciò colpite da uno stato di panico e si indeboliscono. Non riuscendo a svolgere adeguatamente le loro naturali funzioni, diventano inefficienti. Alcune persone sono estremamente coscienti del proprio corpo, ma non hanno la percezione dell'Io interiore.

Esse vivono in modo irregolare e indisciplinato: mangiano troppo ed in continuazione; sicché i loro organi di digestione e di eliminazione non conoscono mai sosta. Di conseguenza soffrono di debolezza fisica e si ammalano. Gli atomi, le molecole e le cellule dei loro corpi producono delle vibrazioni discordanti, non armoniche. A causa di questo motivo, molte persone sono prive di speranza, di fede, di serenità, di gaiezza e di fiducia in se stesse. Ben presto diventano infelici. Difatti in esse la forza vitale non agisce più adeguatamente e quindi la loro vitalità tende a diminuire. La mente viene assalita dalla paura, dalla disperazione, dal timore e dall'ansia.

13. Pensiero primario e scienza moderna

Il pensiero è la forza più efficace che conosciamo ed è la più potente arma a disposizione dello Yogi. I pensieri costruttivi trasformano, rinnovano e costruiscono. Le possibilità incalcolabili di applicazione e di uso di questa forza a nostra disposizione vennero sfruttate fino al massimo grado dagli antichi. Poiché il pensiero è la forza primaria che agisce all'origine ed alla fine di tutta la creazione, la genesi dall'intero fenomeno della creazione è determinata e rappresentata dal pensiero che scaturì dalla mente cosmica. Il mondo è l'idea primaria che si è fatta manifesta. 

Questo primo pensiero si manifestò come una vibrazione, sorgente dalla quiete eterna dell'essenza dell'assoluto. Quello che nella terminologia classica viene chiamato iccha, desiderio dell'Hiranyagarbha, l'Anima Cosmica, ha origine allo stesso modo di una Spandan o vibrazione. Tale oscillazione non si può neppure lontanamente paragonare ad una oscillazione di particelle fisiche perché è qualcosa d'infinitamente sottile, così sottile che una mente normale non può neppure concepirla. Tuttavia questo fatto ha posto in evidenza che tutte le forze sono nella loro essenza riducibili a stati di pura vibrazione. La scienza moderna è già arrivata a questa conclusione dopo lunghe e faticose ricerche nel mondo fisico esterno.

14. Il Radium e lo Yogi eccezionale

Il Radium, metallo fortemente radioattivo, è un elemento molto raro; altrettanto rari sono nel mondo gli Yogi che riescono a controllare i propri pensieri. Come un bastoncino d'incenso emana continuamente un dolce profumo, così lo Yogi che ha sotto controllo i propri pensieri e che è costantemente a contatto con l'Assoluto, irradia un continuo effluvio di profumo e di energia (l'aura brahmica magnetica).

Il suo volto sprigiona una forza magnetica particolarissima: il Brahma-varchas. Se tenete in mano unmazzetto di gelsomini, di rose e fiori di Champaka, il soave profumo si diffonde ovunque ed è da tutti sentito con la stessa intensità. Similmente ad un dolce profumo, la fama e la reputazione dello Yogi, che ha il controllo dei propri pensieri, si spandono in tutte le direzioni. Egli diviene una forza cosmica.

15. Peso, misura e forma del pensiero

Ogni pensiero ha un peso, una forma, una dimensione, una misura, un colore, una qualità e una forza. Lo Yogi è in grado di vedere tutti questi attributi direttamente con il proprio occhio interiore. I pensieri sono come delle cose.
Proprio come potete offrire ad un vostro amico un'arancia e ricevere un altro dono in cambio, allo stesso modo potete dargli un pensiero potente e utile ed esserne contraccambiati. Il pensiero è una grande forza che si muove e che crea continuamente. Con la potenza del pensiero potete fare qualunque miracolo. Dovete solo conoscere la giusta tecnica per usarlo.

16. Conformazione, denominazione e colore del pensiero

Ora immaginate che la vostra mente diventi perfettamente calma, completamente sgombra e libera da ogni pensiero; tuttavia appena un pensiero sorge, immediatamente esso prende nome e forma. Ogni pensiero ha quindi un suo nome e una sua forma. E' facile osservare che ogni idea che l'uomo ha o può avere, è in relazione con una certa parola-vibrazione, la quale è una copia.

La forma è lo stato più grossolano, mentre la denominazione è lo stato più sottile di un unico potere che si manifesta e che viene chiamato pensiero. Tuttavia queste tre caratteristiche si sommano in una sola: dove se ne riscontra una, sono presenti anche le altre due; dove c'è il nome, ci sono sempre la forma e il pensiero. Un pensiero spirituale ha un colore giallo. Un pensiero carico di livore e di odio è di colore rosso scuro; un pensiero di egoismo è colorato di marrone; un pensiero di depressione psichica è colorato di grigio e così via.

17. Potere, funzionamento e utilizzazione del pensiero

Il pensiero è una potenza vitale, viva e dinamica; è la forza più vitale, più sottile e più irresistibile che esista in tutto l'Universo. Tramite la strumentazione del pensiero si ottiene il potere creativo. Il pensiero passa da un uomo all'altro ed influenza tutti. Un uomo che ha molta forza-pensiero può influenzare facilmente le persone che hanno pensieri più deboli. Sono stati pubblicati ormai un'infinità di libri su la possibilità di coltivare il pensiero, la sua forza e la sua dinamica. Approfondendo questo studio avrete un'idea generale del pensiero, della sua potenza, del suo funzionamento e della sua utilità.

18. Noi viviamo in un illimitato mondo di pensieri

Il solo pensiero costituisce un mondo particolare: i grandi dolori, la vecchiaia, la morte, il peccato, la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria, l'etere. Il pensiero avvolge interamente l'uomo e colui che controlla i propri pensieri percepisce l'Assoluto su questa terra. Vivete continuamente immersi in un mondo di pensieri. L'origine di tutto è il pensiero; poi segue la sua manifestazione tramite i mezzi ordinari del linguaggio - sono sempre strettamente connessi.

I pensieri di collera, di cattiveria e di malizia sono esiziali per gli altri e soprattutto per voi stessi. Se la mente, causa di tutti i pensieri, svanisce, anche gli oggetti esterni svaniscono. I pensieri sono come degli oggetti. Il suono, il tatto, la forma, il gusto, l'odorato, i cinque sensi, il moto, la capacità di sognare e gli stati di sonno profondo, sono tutti prodotti della mente. Essa diviene il re degli Indriyas o dei sensi. Il pensiero è la radice di tutti i processi mentali. I pensieri, che noi percepiamo intorno a noi, non sono altro che la mente nella sua manifestazione di forma o di sostanza.

Il pensiero crea e distrugge continuamente. L'amarezza e la dolcezza non sono insiti negli oggetti, ma nella mente, cioè nel soggetto e nel suo pensare. Esse vengono quindi create dal pensiero. E' attraverso il gioco della mente, ovvero del pensiero sugli oggetti, che la vicinanza ci appare a grande distanza, oppure il contrario. Tutti gli oggetti di questa terra sono a sé stanti; essi sono legati l'un l'altro ed uniti solo per mezzo del pensiero, cioè dell'immaginazione della mente.

E' proprio la mente che determina il colore, la forma e le qualità degli oggetti; la mente assume di volta in volta la forma di un oggetto qualsiasi su cui la sua attenzione si è fermata intensamente. Amore e odio, virtù e vizio esistono solo nella mente. Ogni uomo crea un mondo del bene e del male, del piacere e del dolore, dell'odio e dell'amore, solo attraverso la propria immaginazione. Dunque il bene e il male, il piacere e il dolore, l'odio e l'amore non hanno origine dagli oggetti, ma sono soltanto atteggiamenti della mente. In questo mondo non vi è nulla che sia buono o cattivo: è solo la nostra mente che crea un tale stato.

19. I pensieri, loro carica elettrica e loro filosofia

I pensieri sono forze gigantesche, molto più potenti dell'elettricità. Essi controllano la vostra vita, modellano la vostra vita, modellano il vostro carattere e forgiano il vostro destino. Notate come un pensiero contiene un'infinità di altri pensieri che si manifestano entro un periodo di tempo
brevissimo. Immaginate di preparare un tè per i vostri amici: ebbene, il pensiero base del tè richiama immediatamente il pensiero dello zucchero, del latte, delle tazze da tè del tavolo, delle sedie, delle tovaglie, dei tovaglioli, dei cucchiaini, delle torte, dei biscotti, ecc.

Tutto ciò in sostanza non è altro che la multiforme espansione del pensiero principale. Con la moltiplicazione dei pensieri della mente nei confronti degli oggetti che ci circondano, si instaura una specie di rapporto di schiavitù. La rinunzia al pensiero invece è liberazione. Dovete fare attenzione a cogliere i pensieri nascenti. Solo allora sarete realmente felici. La mente è difficilmente controllabile e per questo motivo dovete capirne la sua natura ed il suo comportamento. Solo allora sarete in grado di controllarla molto facilmente. Uno dei libri più straordinari, che tratta dell'idealismo filosofico e pratico del pensiero indiano, è lo "Yoga Vasishtha".

L'essenza di questo testo è la seguente:"Esiste soltanto il Brahman Unico Assoluto o Anima Immortale. L'universo in quanto tale non esiste. Solo la conoscenza dell'Io vi libererà da questo ciclo di nascite e di morti continue. Il pensiero e i Vasanas, estinguendosi, divengono Moksha. Solo l'espansione della mente è Sankalpa, tramite la capacità di differenziarsi, genera l'universo. Il mondo non è che la materializzazione della mente. L'estinzione dei Sankalpas origina Moksha. Annientate questo piccolo "io", i Vasanas, ovvero i Sankalpas, ovvero i pensieri. Meditate sull'Io Assoluto e trascendentale e diverrete un perfetto".

20. Il mondo esterno preesiste nel mondo dei pensieri

Ogni pensiero ha un'immagine. Un tavolo, prima di essere un oggetto fisico, è un'immagine mentale. Qualsiasi cosa voi vediate all'esterno ha sempre una corrispondenza nella mente. La pupilla è un piccolo cerchio nell'occhio; la retina è una piccola struttura. Come si spiega che l'immagine di un enorme montagna, visualizzata per mezzo di quella piccola struttura, possa imprimersi nella mente? In effetti è una cosa meravigliosa. Evidentemente esisteva già nella mente l'immagine della montagna. La mente è simile a un'ampia tela che contenga tutte le immagini degli oggetti visti dall'esterno.

21. Il mondo è una proiezione del pensiero

Un attento esame vi dimostrerà che tutto l'universo non è in realtà che la proiezione della mente umana. La purificazione ed il controllo della mente sono lo scopo principale di ogni sentiero Yoga. La mente stessa non è che la registrazione delle impressioni che continuano ad esprimersi e susseguirsi con ritmo incessante, come avviene per i pensieri. La mente è azione.

Il pensiero vi costringe all'azione; l'attività crea continuamente nuove impressioni nella sostanza mentale.

Lo Yoga cerca di distruggere l'origine di questo circolo vizioso per mezzo di un metodo che impedisce alla mente di compiere le sue funzioni.

Lo Yoga esamina, controlla e interrompe la funzione basilare della mente, cioè il pensiero. Quando si trascende il pensiero, inizia l'attività dell'intuizione e dell'Autoconoscenza. Il pensiero ha la capacità di creare o di annientare il mondo in un attimo.

La mente crea il mondo a seconda del suo Sankalpa o pensiero. E' la mente che crea l'Universo (Monomatram Jagat). Tramite il gioco della mente un Kalpa è considerato come un momento e lo stesso accade col suo processo inverso. Come un sogno ne genera un altro al suo interno, la mente, non avendo forme visibili, genera esistenze visibili.

22. I pensieri, il mondo e la realtà senza tempo

La mente è la causa principale della crescita dell'albero di Samsara e delle sue miriadi di radici, di rami, di tenere foglie e di frutti. Se annullate il pensiero, automaticamente distruggete l'albero di Samsara.

Distruggete i pensieri al momento del loro sorgere. La radice si seccherà per mezzo dell'eliminazione dei pensieri e così l'albero di Samsara verrà presto abbattuto. Per giungere a questo stato occorreranno infinita pazienza e perseveranza. Quando riuscirete ad estirpare tutti i pensieri, allora sarete immersi in un mare di beatitudine. Questo stato, che non è possibile descrivere, dovete provarlo per conoscerlo. Come il fuoco si spegne quando è distrutto tutto il commestibile ed è quindi riassorbito dal grembo che lo generò, la mente ritorna alla sua originale sorgente e l'Atman viene raggiunto quando sono stati annullati tutti i Sankalpas.

A questo punto si raggiunge il Kaivalya - l'esperienza della realtà senza tempo, lo stato di assoluta indipendenza.

Cap.XII: la potenza del pensiero per una nuova civiltà

1. I pensieri puri e il loro rapporto con il mondo

Sia lo psicologo, sia lo studioso delle scienze esoteriche, confermano l'importanza della purezza dei pensieri. Infatti la cultura del pensiero è una scienza esatta. Per questo motivo si dovrebbe educare il pensiero allontanando tutto quanto è vano e grossolano. Colui che ha pensieri egoistici nuoce a se stesso e agli altri perché contamina il mondo mentale. I suoi pensieri egoistici si insinuano nelle menti altrui, anche di coloro che vivono lontani. I pensieri egoistici sono la causa di tutte le malattie. Infatti l'origine del male scaturisce sempre da un pensiero impuro. Colui che ha pensieri buoni e sublimi può irradiare gioia, speranza, conforto, pace, anche a chi vive lontano.

2. La forza del pensiero al servizio del benessere umano

Con la parola Karma viene indicata la legge di causa ed effetto, ma Karma significa anche azione. E solo l'uomo nel cosmo è l'essere pensante capace di discernere, comprendere e determinare il Karma. Per tutti gli altri regni inferiori non esiste questa possibilità. I pensieri sono veri e propri oggetti, consistenti e forti più di ogni altra cosa fatta di materia. Hanno una forza enorme, incredibile. Siate quindi molto cauti quando usate il potere del pensiero, che può esservi di immensa utilità in moltissime occasioni; non sottovalutate questo potere e non trattatelo a caso. Fatene sempre un uso giusto e a totale beneficio di tutti.

3. La potenza del pensiero per educare i sentimenti di coraggio e di amore

Continuate a distruggere i pensieri di paura, di egoismo, di odio, di debolezza,di male, di sconforto. Consolidate invece i pensieri di misericordia, di coraggio, di amore, di purezza. E non dimenticate che i pensieri di egoismo vi distruggono, mentre quelli elevati di purezza vi infondono nuova esultante vita.

Provate e comprenderete l'immensa forza interiore di cui potete disporre.

Meditare sull'Assoluto produce un effetto incredibile, ineffabile, poiché allontana i pensieri egoistici e trasforma la sostanza mentale.

4. La forza del pensiero al servizio di una vita ideale

Nei pensieri elevati esiste sempre una forza straordinaria, da cui l'esistenza vostra trarrà sicuro beneficio. Tuttavia esistono livelli diversi di ricezione in rapporto alle capacità mentali e intellettive, alla forza fisica e psichica di ogni individuo. Per questo motivo ognuno dovrebbe avere un ideale adatto al proprio temperamento e alle proprie capacità e cercare di attuarlo ad ogni costo. Un ideale non sentito e non adeguato alla vostra formazione individuale, oltre ad essere irraggiungibile, vi procura illusioni. Allora non dovrete far altro che rinunciare a divenire tamasici. 

Ciascuno conservi i propri ideali che potrebbero essere sempre realizzati in futuro. E' importante il fatto che ognuno metta, nel perseguire il proprio ideale, tutta la tenacia e la costanza possibile. Tutta la vostra energia, la vostra forza nervosa e la vostra volontà,

devono essere dirette verso questo scopo. La sostanza del vostro ideale può essere definita da voi stessi, tenendo conto delle vostri naturali inclinazioni. Se non siete capaci, fatevi consigliare da un Guru. Come è triste constatare che moltissime persone vivono senza un preciso, elevato ideale. Anche coloro che
hanno avuto un'istruzione, spesso conducono una vita che non ha senso e scopo, sconvolti dal vento delle passioni. Gli epicuri, gli avidi, i ricchi non conoscono certo altro modo di vivere.

Questi sono l'ideale degli spiriti molto bassi, che conducono l'uomo nelle tenebre. Benedetto sia l'uomo che lotta per conseguire i propri ideali. Benedetto sia l'uomo che consapevole sorridecontinuamente. Così trasformerà l'ambiente che lo circonda.

5. L'energia del pensiero al servizio del progresso spirituale

I discorsi vacui e le chiacchiere vane assorbono una notevole quantità di energie vitali, come i pensieri inutili e vuoti. E' necessario non disperdere il pensiero e osservare l'economia più stretta della sua energia per utilizzarla nella contemplazione di Brahma. Tutti i pensieri nocivi e vani devono essere allontanati decisamente, poiché impediscono la crescita dello Spirito.

6. Aiutate il mondo tramite pensieri di forza

Vibrazioni di frequenza uguale armonizzano tra di loro, vibrazioni di frequenza diversa si respingono. Secondo questo principio, tutti i principi simili si attraggono e si trasmettono da persona a persona. Infatti il pensiero è movimento costante, forza vivente e dinamica. Se la vostra mente si sofferma su un pensiero sublime, si sintonizzerà con altri pensieri sublimi. Naturalmente i pensieri dannosi e dispersivi attireranno altri uguali pensieri.

7. La potenza del pensiero e le condizioni per una nuova civiltà

Il pensiero plasma l'uomo che, a sua volta, forma la civiltà. Dietro ogni avvenimento importante della vita e della storia del mondo, esiste una forma di pensiero; dietro ogni scoperta ed invenzione, dietro ogni religione e filosofia,ogni distruzione e creazione della vita, esiste il pensiero. Il pensiero vieneespresso con la parola che lo trasforma in azione. Vero è il detto: "Tu diventerai quello che pensi". Ma come costruire una civiltà nuova? Risvegliando una nuova forza di pensiero. 

Come costruire una civiltà che possa garantire all'uomo la pace e la prosperità? Risvegliando nell'uomo la serenità, la virtù, l'amore. La centesima parte delle energie usate per rincorrere scopi vani sarebbe sufficiente per creare il PENSIERO che genererebbe la civiltà nuova. Le armi nucleari e le altre invenzioni esiziali portano inesorabilmente la più totale distruzione.

La natura diventa sterile e un senso di sgomento, di paura, di sospetto e di odio scende nel cuore dell'uomo, si insinua nella sua mente già vacillante, penetra nel suo fisico logoro, malato. Fermati, non discendere più oltre. Allontanate tutto quanto turba la mente dei giovani, e fate che essi abbiano solo pensieri e ideali nobili. I ladri, gli assassini, i truffatori,vengono puniti dalla legge, che purtroppo ignora chi perpetra il reato più grave, quello di introdurre nella mente dei giovani idee turpi e ignobili. Le
leggi del futuro esprimeranno la loro perfezione
.
Nella nuova Civiltà nascerà un albero, di cui tutti mangeranno i suoi frutti. L'uomo sarà giusto, generoso, amorevole con tutti, perché il benessere di tutti sarà la sua più grande felicità. In questa società ognuno darà al suo prossimo tutto quello che ha e riceverà tutto quello che ha donato.

Scompariranno le ideologie politiche e le ingiustizie sociali ed economiche. La virtù sarà l'unica sentinella che veglierà nel mondo. Risvegliamoci, l'ora è giunta ormai. L'alba già nasce tra i roseti.

La benedizione di Dio discenda su di Voi tutti.


Piano Astrale ::: Emissione di forza dinamica



Piano Astrale e Desiderio
Tratto da Guarigione Esoterica di Alice Bailey
È opportuno ripetere che una delle prime cose da ricordare è che, per la grandissima parte degli uomini, gli influssi e gli impulsi emananti dal livello astrale sono fattori che influenzano tutto ciò che riguarda l’individuo, a prescindere dalle condizioni che gli sono inevitabili (poiché imposte dall’ambiente e dal periodo storico). 

Il piano astrale è un centro di emissione di forza dinamica che è fortemente condizionante, dato il livello della coscienza individuale proprio della maggioranza. Gli uomini sono mossi dal desiderio, sia esso di natura alta o bassa. Questa s’intende, è un’affermazione soltanto generica, poiché lo stato di cose sta variando, in seguito ai continui impulsi emessi dal piano mentale. 

Ciò necessariamente complica il problema. Sono già considerevoli inoltre, gli influssi provenienti dall’anima, e il problema dell’uomo progredito si fa ancora più complesso. La questione della “complicazione” (per così dire) che si determina è ardua da comprendere per lo studente, sia quando si tratti di esaminare la sua condizione fisica, o quella di chiunque intenda soccorrere.
LEGGE III
Le malattie sono un effetto dell’accentramento basilare dell’energia vitale di un uomo. Dal Piano dove quelle energie sono focalizzate, discendono quelle condizioni determinanti che generano una cattiva salute e che, dunque, si esternano come malattia o come immunità.
È ovvio pertanto, che se il paziente trasferisce altrove la propria attenzione o l’atteggiamento mentale, provoca o vera liberazione dal male fisico o l’intensificarsi di quelle reazioni che si palesano come disturbi, infermità o morte.

Dalle tre leggi che vi ho dato finora emergono alcune verità che dovrebbero formare la base della vostra riflessione:
  1. La malattia insorge quando la vita dell’ANIMA non ha libero corso.
  2. La malattia è il prodotto, o il risultato, di tre influssi:

    1. Antichi errori commessi in passato dalla persona coinvolta.
    2. Tare dell’umanità, condivise per eredità da tutti i suoi membri.
    3. Male planetario, imposto su tutte le forme terrestri da una condizione generale nonché dal tempo.
La malattia è condizionata dalle forze emananti dal piano dove soprattutto si accentra la coscienza del soggetto. A tutto ciò si deve aggiungere, come ho già detto, che:

Cinque sono i principali gruppi di malattie, con molte varietà e forme secondarie e affini:
  1. Tubercolosi.
  2. Sifilide.
  3. Cancro.
  4. Malattie cardiache.
  5. Malattie nervose.
Non c’interessa suddividere le malattie in funzionali e organiche, né considerare quelle indotte per epidemia o per incidenti. Ci occupiamo di quelle tare, o predisposizioni ereditarie, che sono il triste retaggio dell’intera umanità, e di quei disturbi, dovuti allo sviluppo evolutivo, che sono tipici di chi è sugli stadi più avanzati del Sentiero. Diciamo dunque, che l’uomo s’incarna con predisposizioni a certe malattie che gli provengono:
  1. Dal suo passato; cioè da cause poste in essere durante le incarnazioni precedenti.
  2. Dal generale retaggio razziale del genere umano.
  3. Dalle condizioni della vita planetaria. 
Queste ultime cause oltrepassano la comprensione dell’uomo comune.

L’uomo è però anche esposto a certe infermità se (per effetto del suo lungo processo evolutivo) è pervenuto a risvegliare, anche minimamente, i centri sopra il diaframma. Da quel momento egli è soggetto, per un lungo ciclo di vite, a disturbi che interessano il cuore o una delle branche del sistema nervoso. Per lo più un uomo progredito, come un aspirante o un discepolo, si è reso immune dalle tare ereditarie, ma è esposto a problemi cardiaci, a disordini nervosi, a squilibri mentali, a stati di iperstimolazione.

Questi sono a volte classificati come “malattie dei Mistici”.

Sia chiaro che non intendo addentrarmi in discussioni fisiologiche, né trattare i sintomi, le lesioni, gli stati patologici, né tutte quelle dolorose condizioni che accompagnano il cedimento di qualsiasi organismo umano. Questo non è un trattato di anatomia, né concerne quelle scienze sorte numerose che esaminano l’apparato dell’uomo, e che studiano la struttura portante, gli organi, i nervi, i tessuti cerebrali e quei sistemi fra loro interconnessi che:
  1. Tutti questi argomenti sono mirabilmente esposti nei moltissimi testi di medicina e chirurgia. In un’opera come questa, ben poco avrei da aggiungervi di valido.
  2. I miei lettori, salvo rare eccezioni, non sono versati nella costituzione e struttura del corpo umano; inoltre i particolari patologici, la descrizione delle malattie, i vari spiacevoli sintomi della degenerazione umana non sono una sana lettura per il lettore ordinario. In questo caso, la poca conoscenza è assai pericolosa.
Intendo invece trattare delle cause, delle origini interiori della malattia, di quegli stati di coscienza (e non solo mentali) che inducono il cattivo funzionamento dell’organismo, e quindi generano le malattie.

Il guaritore ha dunque un duplice compito: dapprima, accertare se il male risiede sopra o sotto il diaframma. ciò lo introduce nettamente nel campo della conoscenza occulta e della psicologia. Poi deve avere chiara la situazione interiore del paziente; quest’ultima diagnosi lo aiuta nella prima.

È qui opportuna la regola terza:

Il guaritore si alleni a riconoscere lo stato interiore mentale o emotivo del paziente. Così accerta la fonte del male. Pone allora in rapporto causa ed effetto, e stabilisce il punto esatto dove procurare sollievo.

Vi faccio notare queste ultime parole, specialmente il fatto che la malattia è soprattutto lo sforzo naturale del corpo fisico per trovare sollievo e liberarsi dalle pressioni interne, dalle inibizioni soggettive, dalle repressioni segrete. Soprattutto per l’esoterismo, qualsiasi infermità fisica è effetto di:
  1. Stimolazione errata o iperstimolazione, scorretta stimolazione localizzata e tensioni interiori in qualche parte del meccanismo.
  2. Inibizioni, inedia psichica, cumuli di forze soggettive che bloccano il flusso delle forze vitali.
Anche per quanto riguarda la salute, vedete dunque che tutti i problemi si riducono all’uso corretto della forza, per dare libero corso all’energia.

Le seguenti domande sorgeranno spontanee: donde provengono le tare ereditarie? Se ne può individuare l’origine? Il passato, con i suoi effetti presenti, è soggetto troppo vasto per essere qui considerato, e del resto discuterne non serve a soccorrere l’umanità.

Posso rispondere in modo generico, anche se ne verrà poca conoscenza.

Delle tre malattie principali ereditate dal passato, si può affermare che la sifilide, o le malattie veneree, sono residui degli eccessi avvenuti ai tempi della Lemuria; sono così antiche che il suolo stesso della terra è permeato dei loro germi, cosa ancora ignota alla scienza moderna. Per lunghissime età gli uomini ne hanno sofferto; sono morti, e sono stati sepolti a milioni, e in tal modo hanno contribuito a infettare la terra. 

All’epoca Lemure, la forza vitale insisteva soprattutto sul corpo fisico, sul suo sviluppo, uso e governo, e quindi sulla sua riproduzione. Fu quindi nell’epoca Lemure che iniziarono i disturbi connessi agli abusi sessuali; fu, in senso specifico, il male primordiale cui alludono antiche leggende, scritture e cronache. Il senso ne è stato in gran parte travisato, ma quando gli uomini le sapranno leggere in modo più corretto e interpretare a dovere, capiranno come sfuggire a quei mali, perché ne vedranno chiare le cause.

Il cancro è invece trasmesso all’uomo moderno dall’Atlantide, dove fu il massimo flagello che ne devastò le popolazioni. Le radici di quel terribile male sono nel profondo della natura emotiva, e affondano nel corpo astrale.

Il cancro è, in parte, una reazione alle malattie sessuali così diffuse negli ultimi tempi della Lemuria e all’inizio dell’epoca atlantidea. Le genti di allora, visti gli orribili effetti del male e il dilagare del morbo tramandato dalla fertile Lemuria, e dovuto alla sfrenata promiscuità sessuale, per preservarsi, repressero il corso naturale del desiderio (il flusso vitale che si esprime mediante i centri della riproduzione), e ciò, col tempo, condusse ad altri mali. Il cancro è soprattutto dovuto a inibizioni, così come le malattie sifilitiche sono causate dall’abuso e dall’incontinenza di una funzione dell’organismo umano.

Oggi, con i millenni trascorsi e le innumerevoli generazioni che sono morte da allora, i “germi” (così chiamati in modo improprio) del terribile morbo del cancro si trovano nel suolo su cui viviamo, e infettano il regno vegetale e l’umano. Il regno minerale, invece, soffre di un male che corrisponde alla sifilide.

La tubercolosi, già devastatrice in un certo periodo dell’Atlantide, ha nondimeno avuto genesi nella nostra razza Ariana, che la trasmette al regno animale, con il quale la condivide. Già qualcuno se ne accorge. I rapporti fra l’uomo e gli animali (specie quelli domestici) sono ormai così stretti, che praticamente essi hanno tutte le malattie in comune, in una forma o in un’altra, anche se non sempre ciò è riconoscibile.

Strano a dirsi, la causa di questo grande flagello sta nell’aver trasferito il centro focale della vita dalla natura emotiva alla mentale, con conseguente, temporanea debilitazione della natura emotiva. La tubercolosi è soprattutto provocata da esaurimento. Il cancro, invece, fu dovuto allo spostamento precedente della forza vitale dal corpo fisico all’astrale, con sovrasviluppo della vita cellulare mediante sovrastimolazione. 

So bene che è difficile comprendere questi discorsi non ancora verificati, ma sono tutto ciò che posso darvi. Solo certe future scoperte dimostreranno la verità di queste mie asserzioni. 

Poniamole sotto forma di tabella:




















I centri indicati nell’elenco sono quelli che, per le masse umane, distribuiscono la forza vitale.

Da questo schema si apprende dove dovrà insistere il trattamento terapeutico. Si è imparato a curare la tubercolosi, poiché è la più recente, e quindi la meno radicata delle tre malattie principali ereditate dall’uomo odierno. Si è scoperto (non appena si è applicata con intelligenza la mente a risolvere il problema) che il Sole e una buona alimentazione, bastano a curare, o almeno ad arrestare la malattia.

In fatto di corrispondenze esoteriche è interessante notare che, come la luce dell’anima, penetrando nella mente, può risolvere qualsiasi problema, così la luce del Sole, con i suoi raggi profilattici, disperde i temuti sintomi della tubercolosi.

Nello stesso modo, il cancro sparirà gradualmente, quando il genere umano sarà capace di controllare a dovere le emozioni. A dovere, ho detto; infatti l’inibizione e la soppressione degli impulsi emotivi del desiderio con la forza di volontà, non sono metodi di giusto controllo. È da notare inoltre, che sebbene sia gli uomini che le donne vadano soggetti al cancro, la causa generale non è la stessa, anche se è identica la causa fondamentale (reazione agli eccessi sessuali sviluppando la natura del desiderio).

Le donne, per i rischi della maternità inerenti all’accentuazione della vita sessuale, si sono ribellate in gran numero (come fecero gli Atlantidei) a questa forma di espressione vitale, e le loro inibizioni riguardano soprattutto la sfera sessuale. 

Esse non soffrono in altrettanta misura per l’inibizione del desiderio, dell’emozione e dei sentimenti in genere. Gli uomini, al contrario, li inibiscono, poiché, quando affrontano le situazioni della vita, hanno l’abitudine o la marcata tendenza a dominare le proprie emozioni, assai più che le donne. Gli uomini non hanno bisogno di un così pronunciato controllo sessuale, né lo ricercano. 

Il campo delle loro inibizioni è quindi più esteso, e (se ci si può fidare delle statistiche) fra i malati di cancro sono più numerosi i maschi delle femmine, anche se quel terribile morbo sia temuto da tutti..

La cura del cancro sta nel segreto della vera trasmutazione, e un giorno lo si capirà. È una frase da intendersi non solo in senso simbolico, ma anche scientifico e tecnico. Anche questo sarà compreso in seguito. 

La completa immunità dalla tubercolosi sta invece nel segreto del giusto vivere ritmico e nel dare importanza, in giusta proporzione, alle varie fasi della vita (e ciò sta avvenendo rapidamente). In modo simile, l’umanità si libererà dalle malattie veneree quando scoprirà il segreto della giusta comprensione dei ritmi e dei cicli, e della periodica creazione riproduttiva.

È chiaro dunque che la sifilide sarà l’ultima malattia a estinguersi, così come fu la prima a devastare l’umanità. La tubercolosi già recede. Il cancro è oggi sottoposto alla massima attenzione degli specialisti.

Aggiungo pochi commenti, di valore generico e attuale. Ho affermato che le tare ereditarie dell’umanità sono commiste al suolo, il che è dovuto in gran parte alla sepoltura di milioni e milioni di cadaveri, per millenni. Se si ricorrerà con frequenza maggiore alla cremazione, questo stato di cose migliorerà. Poco a poco, molto lentamente, finirà per scomparire.

È pertanto auspicabile diffondere quanto più possibile questo metodo di disporre il veicolo fisico abbandonato dall’anima quando si disincarna. Man mano che il suolo sarà meno infetto e nell’uomo si stabilirà il contatto con l’anima, si può sperare che diminuisca il numero di coloro che soccomberanno a queste tare ereditarie. I bagni di mare, è bene notarlo, hanno un preciso effetto salubre sul corpo fisico. L’acqua marina, assorbita attraverso la pelle e talvolta dalla bocca, agisce come un potente profilattico.

Uno dei massimi problemi che oggi si ergono di fronte allo psicologo, e in misura minore al medico, è il diffondersi dell’omosessualità, sia maschile che femminile. Si tenta oggi di sostenere, con argomenti speciosi, che questo sviluppo anormale (e l’interesse morboso che suscita) si deve al fatto che l’umanità lentamente diviene androgina, e che già appaiono i primi esemplari di futuri uomini o donne ermafroditi. 

È falso. L’omosessualità è un residuo degli eccessi sessuali dell’epoca Lemure o, se si vuole, è una tara ereditaria. Gli Ego che s’individualizzarono e incarnarono in quel grande periodo storico sono appunto quelli che oggi mostrano tendenze omosessuali. A quei tempi, l’appetito sessuale era così impellente che i normali rapporti sessuali non bastavano a soddisfare il desiderio insaziabile dell’uomo progredito di quel periodo. 

La forza dell’anima, affluendo attraverso il processo dell’individualizzazione, stimolava i centri inferiori. Quindi si ricorreva a pratiche proibite. Coloro che le praticarono sono oggi incarnati in gran numero, e soccombono ancora a quelle antiche abitudini, che sono troppo forti per loro. Eppure essi sono oggi alquanto inoltrati sul sentiero evolutivo, e la cura è alla loro portata, se volessero avvalersene. È relativamente facile trasferire l’impulso sessuale al centro della gola, e così salire a una creatività più elevata, incanalando l’energia e usandola in modo giusto e costruttivo.

Molti già cominciano a farlo, anche senza saperlo. È noto comunque, che l’omosessualità è molto diffusa fra i cosiddetti artisti. Ma il vero artista creativo non è mai vittima di queste antiche abitudini e predisposizioni nocive.

L’omosessualità è di tre specie:

  1. Perversione dovuta ad antichi malcostumi. È oggi la più frequente, e sta a indicare:
  2. Individualizzazione compiutasi su questo pianeta; coloro infatti, che subirono l’individuazione sulla catena lunare non sono suscettibili a queste pericolose tendenze.
  3. Stadio evolutivo relativamente progredito, conseguito dagli Ego lemuriani che vi soccombettero.
  4. Un conseguente interesse per la magia sessuale, alimentata da un insaziabile impulso fisico sessuale.
  5. Omosessualità per imitazione. Molti, di ogni categoria sociale, usavano imitare i migliori (termine paradossale), sviluppando così abitudini dalle quali altrimenti sarebbero stati esenti. È una delle cause prevalenti anche oggi fra molti uomini e donne, ed è favorita, data la loro potente natura sensuale, da un’immaginazione troppo fervida e da malsana curiosità. Lo dico a ragion veduta. Molti sodomiti e molte lesbiche rientrano in questa categoria.
  6. Ermafroditismo, in verità rarissimo. Gli individui che riuniscono in sé entrambi i sessi sono alle prese con un problema molto grave, reso ancora maggiore dall’ignoranza umana, che rifiuta di riconoscere la realtà dei fatti, dagli insegnamenti errati, dalla generale incomprensione. Sono casi riscontrabili ovunque, anche se in numero ancora trascurabile rispetto alla totalità della popolazione.
Ma il fatto che esistano è di grande interesse per i medici, ed è soggetto che deve destare pietà e commiserazione negli uomini, e la comprensione dello psicologo, poiché la loro condizione è veramente ardua.

Ho elaborato alquanto quest’argomento perché vi sarà utile conoscerlo. Esso versa luce su problemi che affliggono un numero sempre maggiore di individui umani. Psicologi, medici, assistenti sociali e quanti si occupano di educare una collettività, sono di continuo alle prese con casi del genere, ed è bene saper distinguere alquanto fra essi, per aver chiara la soluzione.

Alcune mie istruzioni esorbitano in apparenza dai limiti di questo studio, in quanto non rientrano nell’argomento della guarigione, ma in realtà consentono al lettore una comprensione migliore.

Noterete infatti, che le tare dell’omosessualità com’è logico, hanno radici nel corpo astrale o senziente. Ecco perché ho incluso l’argomento. Sarebbe un interessante esperimento analitico classificare le più note malattie, turbe e infermità secondo gli impulsi che le causano. Al contrario di quanto dicono i seguaci della Scienza Cristiana o della Scienza Mentale, ben poche malattie hanno origine mentale. Potrei asserire addirittura che non derivano dal pensiero erroneo, anche se questo certamente accresce tutti i mali.

Molte, e forse la maggioranza delle malattie che affliggono l’uomo ordinario hanno cause astrali, o sono provocate da desideri ben definiti. I desideri, quando sono formulati, si esplicano in qualche forma di attività. Di queste, l’omosessualità è una delle perversioni più definibili. Le altre tare umane sovente non lo sono altrettanto. 

L’uomo o la donna ne è vittima, ma la causa della malattia o del disturbo, fisico o psichico, è recondita nel suo passato, che egli (con la sua limitata conoscenza) è incapace di investigare, e quindi gli resta ignota. Tutt’al più può affermare che, con ogni probabilità, l’impulso originario sta nel desiderio. Ciò che gli uomini sono oggi, e ciò di cui soffrono, sono frutto di un lungo passato, che presuppone usi e costumi ben radicati e stabili. 

Questi ultimi, inevitabilmente, discendono da una di queste cause:
  1. Desiderio, che domina e provoca l’azione.
  2. Controllo mentale, che al desiderio sostituisce un programma, in molti casi opposto al desiderio quale normalmente definito e percepito.
Voglio che afferriate l’importanza del corpo emotivo e senziente, e della sua facoltà di avviare quelle cause secondarie che, in questa vita, si esternano come malattie.

Noterete di conseguenza che il corpo astrale è capace di promuovere condizioni fisiche sfavorevoli, e che il malato deve comprenderlo e controllarlo, se vuole veramente guarire.

Mi capirai, se ti dico che il vero superamento può consistere tanto nell’accettare la Via della Morte, qualora essa venga normalmente, quanto la guarigione, se gli impulsi iniziali che ne furono la causa si sono esauriti? Medita su queste parole.

Finora, anche a proposito dell’omosessualità, ho considerato il desiderio, sia sfrenato che inibito, solo in termini generali. Mi capirete senza fraintendere se vi dico che dove il desiderio è inibito (situazione comune oggi a molti aspiranti) sono possibili malattie d’ogni sorta, cancro, congestioni polmonari, problemi al fegato e la tremenda tubercolosi? Le infermità provocate da inibizioni sono gravi e numerose, come si vede già da questo elenco. 

Quando invece il desiderio è sfrenato, incontrollato e non inibito, appaiono altri morbi, come sifilide, omosessualità, infiammazioni, febbri. Inoltre le caratteristiche delle malattie saranno conformi al temperamento individuale, che a sua volta dipende dal tipo di raggio. Ogni raggio infatti, predispone a certi mali. Gli psicologi sono nel giusto quando suddividono gli uomini in introversi ed estroversi. 

Ciascuna di queste classi ha le sue malattie, che si manifestano per inibizione o per eccesso.

Abbiamo considerato nel nostro secondo punto la guarigione da malattie che nascono nella natura emotiva o del desiderio. Il primo punto trattava le emozioni incontrollate. Vi ricordo che, secondo la mia premessa, tratterò solo i mali che affliggono l’umanità progredita, gli aspiranti e i discepoli di ogni grado. In un’opera così breve non posso certo studiare l’intera gamma dei mali che colpiscono il genere umano nel suo complesso, né la loro storia. 

Quanto più avanzato è l’aspirante, maggiore è la probabilità che i malanni cui va soggetto siano pronunciati e anche violenti, secondo l’afflusso, più o meno intenso, della forza stimolante proveniente dall’anima.

Sussidiario alle cinque malattie maggiori, cui ho accennato e che vi sono correlate quando si presentano nell’apparato umano, c’è un gruppo di affezioni che in modo approssimato chiameremo: febbri, tumori, aree di congestione, debilitazione generale, auto-intossicazione — quest’ultima presente in tanti casi patologici. Vi esorto a ricordare bene queste cose, poiché se è vero che sono affermazioni generiche, sono però fondamentali e quindi importanti.

di oldatanor

L’immagine delle cose


La memoria e il campo astrale (o incosciente)

Schola Philosophica Hermetica Fratellanza Terapeutica Magica di Miriam
di Giuliano Kremmerz

L’immagine delle cose si conserva in noi in un campo inesplorato che appena oggi comincia ad attirare l’attenzione dei psichisti. Questo campo che è in noi e fuor di noi è la riserva da cui la nostra coscienza umana attinge la memoria di tutte le cose viste e conosciute con uno dei sensi fisici. E rappresenta la parte più misteriosa del nostro essere, la camera oscura, per così dire, della fotografia dei nostri prodotti di origine sensoria, tanto di questa vita quanto delle precedenti. 

Quelle che un gruppo di filosofi chiamò idee innate, che si manifestano spontaneamente nei fanciulli, che insorgono negli adulti nei momenti critici della vita, che in alcune nature prendono la forza dell’ossessione e in altre quelle della demenza, appartengono al tesoro di questa misteriosa macchina fotografica che edita, ad occasioni determinate, i ricordi. 

La memoria, dal punto di vista ermetico, non deve essere considerata che come il meccanismo evocatorio delle idee o immaginate o foniche o olfattive o tattili o saporifiche che giacciono inerti nel campo misterioso suddetto. L’esistenza dl quale campo in noi e intorno a noi è provata da noi in ogni istante della vita quando parliamo, evocando contemporaneamente parole e idee e suoni, quando provvediamo ai nostri bisogni più umili, quando ragionando associamo idee complesse… 

Come chiamarlo? – l’hanno i più moderni chiamato incosciente, ma nel linguaggio ermetico e magico è il campo astrale o campo oscuro, fonte e riserva di tutta la nostra coscienza ma della qual fonte o riserva non abbiamo certezza che solamente pei ricordi che vi attingiamo con le continue evocazioni, per mezzo del meccanismo della memoria…

Il campo astrale, oscuro, misterioso che è in noi, cioè in ognuno degli esseri umani, è anche nella immensa sintesi dell’Universo. Nell’uomo è la riserva occulta della sua storia, nell’Universo è la matrice di tutte le vite vissute, di tutte le forme immaginate, di tutti i pensieri voluti. Il campo o zona o corrente astrale universale comprende in sé i campi parziali di tutti gli uomini. 

Quindi dalla zona o campo astrale proprio si può penetrare in quello universale, da questo discendere in ognuno dei particolari. In questa legge si trovano le spiegazioni di tutti i fenomeni mentali di lucidità o chiaroveggenza e di profezia, telepatia, lettura di pensiero, premonizioni…

I caratteri di riserva atavica si manifestano nelle famiglie, si allargano nelle tribù e si generalizzano nelle razze. Ogni uomo porta impressi i caratteri particolari della sua storia individuale nel suo astrale misterioso il cui fondo riflette il colore spiccato della famiglia di un fondo o cielo più vasto che è quello della razza. 

Ogni uomo nasce con le sue memorie che ne determinano caratteri, evoluzione e vita – in armonia o disarmonia coi caratteri genetici dei genitori da cui procede. Ogni uomo può risvegliare la sua individualità storica, quando la contribuzione della astralità dei genitori, della sua carne o forma presente non costituisce tale un sostrato nuovo che inabissa l’antico. 

Ogni uomo che nasce subendo l’astralità dei genitori, nel periodo della sua educazione nuova, amalgama il fattore suo, principale o storico, ai fattori atavici e li cementa con una forma di adattabilità all’ambiente, direi con una vernice che è il frutto della sua esperienza pedagogica e acquista una fisionomia rinnovellata. Ogni crisi umana morale o mentale, di natura fisica o psichica, tende a mettere in evidenza l’elemento storico fremente di libertà e di riscossa, l’amore, l’odio, l’ira, il delirio, la disperazione, il dolore, la gioia. (Miriam) (C, I,177-180)- 

L’uomo, contrariamente a tutte le convenzionali affermazioni della filosofia comune, non ha integra la coscienza dei propri sentimenti e dei propri atti in tutte le ore della sua esistenza – qualcuno direbbe di più che l’uomo non ha mai la coscienza completa di se stesso. Il perché non è il luogo questo di discutere o affermare, ma le scienze occulte che fanno capo alla cabala confermano come una legge controllabile dell’esperienza psichica che il fatto della non coscienza completa negli uomini non è stato mai messo in dubbio da chi si è occupato di questi studi. 

Infatti quello che modernamente si chiama nell’uomo corpo astrale fu detto e indicato da simboli che si potrebbero tradurre uomo lunare o corpo lunare (lunare, come la forma mutevole della Luna, come ne è incerta la luce più o meno secondo le sue fasi), un essere o parte dell’essere umano che stabilisce il limite tra la coscienza presente e l’entità storica reincarnata; in questo limite l’uomo storico interiore manifesta la sua tendenza sotto la manifestazione istintiva e l’uomo moderno esteriore ripone le conquiste di conoscenza esperimentale nuova. 

Questa zona intermedia corrisponderebbe in molti punti ad un deposito della memoria più recente e ad un laboratorio sintetico per trasformare le sensazioni esteriori e i giudizi dell’uomo contemporaneo a materiali di erudizione che vanno ad assimilarsi alla entità storica occulta. (L’individuo o personalità occulta sarebbe laboratorio di riserva mentale, ove tutto il passato e le nuove cognizioni sono sinteticamente custodite). 

Ho adoperato la parola memoria non a caso. 

Lo stato di non coscienza è stato di oblio: il sonno nell’uomo ordinario è come l’anestesia delle sensazioni patologiche o semplicemente normali; i sogni, di cui già parecchi studiosi si occupano dal punto di vista della psicologia e della fisiologia, dovranno essere esaminati alla luce dell’influenza interiore della entità storica sull’elaborazione delle immagini reali più recentemente in possesso della nostra psiche. Quante parole curiose e strane per esprimere idee che non voglio nascondere ma rendere chiare! 

Psiche, memoria, coscienza, istinto, uomo lunare, sono tante cose diverse secondo la diversa cultura analitica dell’uomo che mi legge – eppure l’idea semplice di un microcosmo (piccolo mondo) umano dà il concetto esatto della realtà delle coscienze nell’Essere. 
  • Memoria in atto: uomo esteriore moderno.
  • Memoria in collaborazione: limite della memoria cosciente. 
  • Memoria in riserva: uomo interiore antico e storico. 
  • Rapporti analogici: Luce che investe un corpo o luce permanente; 
  • Limite o zona tra luce e ombra; 
  • Ombra insondabile che è principale fattore della visione nella luce illuminante. 
  • Idee semplici: La coscienza della sensazione e dell’atto della nostra volontà presente; 
  • Stato di coscienza latente a cui la nostra facoltà di risveglio può attingere le idee immesse; 
La coscienza inesplorabile che, pur conservandosi tale, dirige gl’istinti e le tendenze nella nostra vita moderna ed esplicativa.(C,II,144 -145) – 

L’abisso dell’uomo è il fondo astrale la cui etimologia è oscurità. Quindi l’abisso profondo ed oscuro. 

La zona astrale dell’universo è egualmente zona senza luce, cioè nera. (SM,II,305 n.1)- L’incosciente, il subcosciente e il subliminare appartengono a quel campo astrale che è in noi (astrale= nero, senza luce) da cui stillano di tanto in tanto i disordini e tutte le meraviglie più inconcepibili, la favilla del genio e l’esagerazione della follia. 

Individuate come nucleo, come entità, come persona questo campo e vi vedrete un’unità storica dello spirito nostro attraverso tutte le esistenze trascorse. (SM,II,388) – 

Bisogna persuadersi che il professore titolare di psichiatria alla Università di Vienna (Freud) non ha fatto opera inutile e poco coraggiosa iniziando un procedimento analitico dei sogni come espressione dell’incosciente – astrale umano e riserva della memoria nascosta dalla personalità viva. 

La memoria, secondo i filosofi, pare che sia una proprietà dell’organismo vivente e ragionante. Se l’organismo morendo si disgrega, se ne va in elementi e ceneri, la memoria cessa con la vita organica. 

Questo, se fosse vero, dovrebbe far concepire l’essenza immortale dell’uomo (anima, spirito, iod) come sprovvista di ricordo di qualunque esistenza. Se ne dorrebbero soprattutto gli spiritisti, gli occultisti, i cristiani. 

Quando l’anima di un defunto si presenta al cospetto di S.Pietro, alle porte del paradiso, la sua personalità è diventata quella di un idiota; non ricorderebbe quindi neanche se ha rubato, assassinato o fatto opere buone; ed a meno che al defunto non siano restate appiccicate le colpe come tanti cerotti, non ne capirebbe gran che neanche il santo più virtuoso…

Uomo di scienza ed osservatore, il Freud – tendente involontariamente a proclamare un’individualità occulta – non rimonta che allo stato fetale come origine prima delle sensazioni dell’essere. Non riconoscendo una personalità storica nell’organismo in fabbricazione nella matrice, non ammettendo nell’elaborazione di un corpo un nucleo centrale come embrione di uno spirito già vissuto, carico di ricordi, di esperienze buone o pessime, egli – nella posizione del dormire nel letto con le gambe e le ginocchia piegate, come se volesse toccare il mento – vede il ricordo cosciente di una volta e poi passato all’incosciente, la memoria di una posizione protettiva e magneticamente isolante, come se si volesse costituire un contatto di estremità per rigenerazione; poiché il mistero del sonno non è nello stato di essere addormentato, ma nella rinascita delle forze esaurite, quando ci si risveglia; enigma a cui nessuno ha risposto esattamente.

Non riuscendo, dice l’autore, a determinare lo stato di riposo, il dormiente sogna, e questi sogni hanno o un senso troppo chiaro, o sono incoerenti o non ne hanno nessuno. Allora bisogna interrogare il sognatore e domandargli ciò che il sonno significhi…Io vi assicuro che è possibilissimo e anche verosimile che il sognatore sappia, malgrado tutto, ciò che il sogno vuol dire, ma non sapendo di sapere, crede di ignorarlo. 

Allora bisogna interrogare: l’interrogatorio investigativo, analitico, che rimonta alle origini delle idee immagazzinate, non confessabili, che l’uomo non arriva neanche a confessare a sé. 

Ma i sogni molte volte sono interrotti, presentano delle larghe interruzioni, lacune inesplicabili, e il Freud dice assolutamente: bisogna incriminare di queste interruzioni l’intervento della “censura” dei sogni. La censura è un elemento importante, perché esistente e reale. Freud non ne determina la psicologia, ma il solo valore psicologico attivo. 

 Della censura, voglio dire, il Freud non ne conosce che l’atto… Quest’ostacolo censorio preesistente o recente è un enorme ponte che divide l’uomo ordinario dai tentativi delle esperienze di magia, perché l’ostacolo non è solamente spirituale nel senso ordinario della parola, ma ha potestà su tutta la vita fisica e mentale, influenza la riuscita nella vita pratica come un potere inibitorio ragionante, altre volte istintivo, più sovente per sentimentalità, ha cento facce diverse, ed è di origine imitativa…

Io non considero questa teoria del Freud che in rapporto alla psicologia degli studiosi di Magia e dei praticanti di ordini o fratellanze isiache e devo – pur convenendo che la psicanalisi invade il campo della nostra fratellanza e trasporta elementi di questa in quello scientifico – separare le concezioni del dottore viennese dalla maniera concreta, da altri elementi di pratica nostra. (SM,II,396-399) – 

I pensieri, idee, azioni, fatti, impressioni, sensazioni che altre volte sono stati nostri, sparendo dalla memoria non sono distrutti, non sono veramente spariti, si sono semplicemente immersi in un baratro ignoto che, pieno delle acque del fiume dell’oblio, li accoglie nel suo fondo, li riserva e li conserva. 

Di tanto in tanto quando una occasione si dà, non sappiamo per quale meccanismo, attiriamo una delle cose sommerse (pensiero, idea, sensazione, atto) che da questo fondo ignoto ritorna a galla e, senza fare ancora parte della nostra coscienza e della nostra responsabilità, come idea viva agisce, come azione, si compie. 

La riserva di queste idee sparite, di queste azioni obliate, è una seconda coscienza nostra, coscienza ignorata, che costituisce l’incoscienza o l’incosciente umano. L’antica Magia lo indicava col nome di astrale umano, la zona senza luce, non illuminata, da cui lampeggia l’inaspettato della nostra storia interiore e spesso la parola del Genio…

Dunque esistono degli atti che il corpo fisico compie senza il controllo della nostra intelligenza sveglia. Questi atti non sono automatici né facilmente definibili perché noi non sappiamo a qual meccanismo evocatorio obbedisca l’incoscienza. Freud, il fondatore della psicanalisi, attribuisce alle idee immagazzinate nell’incosciente durante la vita uterina dell’uomo e alle sensazioni della uscita dal corpo materno e ricacciate nell’incosciente, la causa prima di molti disordini nervosi e malattie della psiche, dalla semplice impressionabilità sensista o immaginativa, alla nevrosi, alla paranoia e alla follia. …Evocazioni di idee seppellite nell’incosciente e interpretazioni dei sogni come manifestazione dello stesso incosciente… 

La Scuola Ermetica Italica, ispirandosi a una sorgente più antica del periodo in cui la Magna Grecia e le terre meridionali erano laboratori di una filosofia che non si scriveva o formulava in dommi pomposi, ricerca nell’astrale umano o incosciente, idee, impressioni, ricordi di una vita preconcezionale e non prenatale o vita uterina come fanno il Freud e i suoi discepoli. (D,71-72)- 

 Dice Mamo Rosar Amru, maestro di Izar caldeo: “Il punto nero, insondabile, che riunisce l’essere umano alla coscienza o anima del mondo, tu non lo troverai mai perché è un dedalo misterioso, senza luce, in cui per ogni voluta più nera, si aggroviglia un serpe che ha mille teste e cento occhi per ogni testa, ma ogni occhio è nero e non sfavilla, perché la luce non sia fatta”. 

E Izar domanda: “Chi volle così?”. E Mamo: “ Nargal (la legge unica) poiché tu sappia che quando in quell’abisso tu potessi guardare, tutto conosceresti, ciò che fosti e fu, ciò che sei ed è, ciò che sarai e sarà, e distruggeresti la tua individualità umana che è un fuoco che si alimenta di oscurità e di ignoranza, cioè di non sapere. Il dio che vuole saggiare le gioie della vita deve essere plasmato uomo nell’utero d’una femmina dove per la oscurità completa perde la conoscenza di ciò che fu e nasce alla vita con un raro senso indefinito di ciò che conobbe e si trastulla a farne la conquista…

Poiché tu sappia che il sapere porta con sé il dispregio dell’essere e lo mummifica perché vede il passato come l’avvenire nella stessa faccia e le piccole vicende del giorno d’Astarte pari alle grandi di una notte di Beel – e se vuol vivere, deve non sapere la vita che è il fuoco da cui è nato”. 

E Izar: “Onde è precluso al sacerdote di visitare il laberinto e toccarne il serpente?”. E Mamo: “No, perché da Nebo (Ermete) può ottenere il secreto di rendere luminoso un occhio per volta dell’oscuro rettile e vedere in un lampo fugace quella parte di verità che non satolla la sua fame e che la rende più avida di conoscenza”. (Miriam) (C,I,178-179)